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Dal design alla moda, dai viaggi alle persone.
Il mondo come lo percepisco io.
lunedì 4 novembre 2013
Raf Simons, il bravo ragazzo di Dior
Il
2012 è un anno importante per le due Maison più iconiche di Francia.
Yves
Saint Laurent assolda l’angelo nero, Hedi Slimane e Christian Dior l’angelo bianco, Raf Simons.
Quest’ultimo
ha un viso da bravo ragazzo, meno magnetico e meno istrionico di Hedi ma
solidamente geniale.
Pochi
fronzoli, tanta concretezza.
Classe
1968, nasce in Belgio a Neerpelt.
Proviene
da un’umile famiglia ed ha un percorso scolastico lontano dal mondo della moda.
Si
diploma in design industriale ed arredo.
E’
nel 1991 durante uno stage presso lo studio di Van Beirendonck, che partecipa
alla sfilata di moda di Martin Margiela durante la settimana della moda di
Parigi.
E’
l’anno zero di Raf Simons stilista.
Decide
di iscriversi alla Royal Academy di Anversa ma la direttrice di allora Linda
Loppa lo rimbalza perché già pronto e maturo per il salto, l’unica cosa di cui ha
bisogno è una carica di fiducia.
Nel
1995 lancia il suo marchio personale.
Per
le sue linee trae ispirazione dai giovani moderni, ribelli ed insoddisfatti a
cui mescola la rigidità ed il formalismo degli abiti maschili e delle divise.
Ne
nascono silhouette skinny e lineari arricchite da “menzioni” al mondo
studentesco british, alla musica gotica, al punk ed alla musica elettronica di
Kraftwerk.
Raf
Simons ha un’esistenza lavorativa costellata di collaborazioni, con il
dipartimento di moda dell’Università di Vienna, con gruppi come Ruffo Research e
Gysemans Clothing e con marchi come Fred Perry e Adidas.
Tappa
fondamentale nella sua carriera è l’ assunzione in Jil Sanders, il gruppo
tedesco fondato dall’omonima stilista negli anni ‘70.
La
sua collaborazione col gruppo però si chiude con il ritorno di Jil Sanders in
azienda.
Le
sue lacrime di commozione al termine della sua ultima sfilata , autunno inverno
2013/2014, vengono rincuorate da una standing ovation di stima ed ammirazione
dei presenti.
Ma
per questo artista il destino nella moda è tutto ancora da scriversi. Nel
2012 dopo numerose scommesse e pettegolezzi degli addetti ai lavori su chi
avrebbe sostituito l’enfant terible John Galliano in Dior, viene annunciato il
reclutamento di Raf Simons.
E’
così direttore artistico di Haute Couture, Pret a porter ed accessori donna
della Maison francese più romantica e più rappresentativa dell’ideale estetico
decorativo della Francia.
Raf
Simons porta in
Christian Dior il suo purismo estetico ed il suo minimalismo.
Accanto
ai sempre eterni tailleur a cui dà linee pulite, raffinate e seriose , propone abiti
colorati, dinamici e futuristici.
E’
uno sperimentatore di tessuti e texture, sempre alla ricerca di materiali
innovativi che riescano a vestire menti e corpi contemporanei.
E’
un attento osservatore della nuova gioventù in cui si imbatte per strada, una
generazione di nuova “scapigliatura” che egli cerca di compassare in divise ed
abiti formali.
Della
sua sfilata di debutto in Dior, la glaciale Anne
Wintour dirà che “è una collezione vivace e fresca e ciò che
egli riesce a dare è un punto di vista. Dior ha fatto una scelta brillante.”
Non
c’è molto da aggiungere a questa promozione con lode della donna più potente
della moda.
Raf
Simons nonostante tutto rimane un “antieroe” perché tutta la sua produzione, tutte
le sue imprese, provengono da un bagaglio di vita ordinario che continua ad
essere tale nonostante il suo successo.
Egli
guida una Volvo ed ha un semplice appartamentino di vacanza sulla costa belga.
E’
una persona umile che non cerca il lusso pur lavorando con esso e non ne rimane
abbagliato come molti dei suoi colleghi.
Cathy
Horyn, critica di moda del New York Times scrive che “tirocinio nella moda,
genio ed intossicazione da molte culture e possibilmente dalla droga, danno la
capacità di cambiare forma agli abiti.
Mr
Simons senza queste “qualità”riesce a fare tre volte meglio.”
Termino
con una frase di un’intervista rilasciata da Raf Simons a Marie Claire:
“Io
punto alla bellezza perché è da questa che arriva il desiderio.
Non
mi pongo mai il problema di catalogarla. Piuttosto cerco di farla vivere nel
nostro tempo.”
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